Premio Internazionale Bice Bugatti – Giovanni Segantini 2017

58 Premio Internazionale Bice Bugatti – Giovanni Segantini.

Conferenza stampa ° Premio Internazionale Bice Bugatti – Giovanni Segantini


Agostino Ferrari. Premio alla Carriera

58°  Premio Bice Bugatti-Giovanni Segantini

A cura di Martina Corniati

Dedicato all’artista milanese Agostino Ferrari (Milano, 9 novembre 1938) è il Premio alla Carriera, quale riconoscimento a uno dei più importanti esponenti del “Gruppo del Cenobio”, e quindi, a una pittura influenzata da quel fermento culturale tipico dei primi anni Sessanta, guidato dalla necessità di indagare lo spazio nelle sue plurime derive formali. Non solo, il Premio alla Carriera sarà punto di contatto per celebrare il lavoro di un artista che proprio a Nova Milanese, si è confrontato con la pittura en plein air insieme ai suoi giovani colleghi, ed anche ponte generazionale per analizzare le più recenti sperimentazioni sul segno pittorico.  Agostino Ferrari, insieme ai suoi compagni del Cenobio (Gruppo di sperimentazione artistica nato nel 1962 a Milano), per quanto grande estimatore della sfida lanciata dal grande maestro Lucio Fontana, decise di confrontarsi con la tela, senza rinunciare alla pittura in nome di prassi prevalentemente concettuali, ma individuando nel segno, puro e a-semantico, il proprio testimone sia del passato più arcaico, che della sua possibile funzione nel presente.

Giugno 2017, Villa Brivio, Nova Milanese



Il segno precede il vulnus. Under35

58° Premio Internazionale Bugatti Segantini

A cura di  Martina Corniati

Artisti partecipanti: Cecilia Borettaz | Alan Borguet | Jessica Ferro | Andrea Francolino | Giulia Gallo | Caterina Giansiracusa | Soheil Naderi | Arian Arjan Shehaj | Gaia Lucrezia Zaffarano

Giugno 2017, Villa Vertua Masolo



Mono Gonzalez_ Progetti Internazionali

A cura di: Magda Rossi in collaborazione con il proyecto mARTadero

La mostra “Arte Urbana”, curata da Magda Rossi e organizzata in collaborazione con il proyecto mARTadero in occasione della 58° edizione del Premio Internazionale Bugatti-Segantini, è interamente dedicata ad uno degli artisti più carismatici del sud America, tra i più importanti muralisti del Cile: Alejandro Gonzalez, conosciuto in tutto il mondo come Mono. La sua produzione artistica spazia dalle grandi e monumentali opere murali, alla pittura, alla grafica, alla serigrafia e alla produzione di libri d’artista, arrivando sino alla sceneggiatura per il cinema e il teatro. Il suo lavoro è strettamente connesso al suo impegno politico, infatti va ricordato che nel 1968 fondò insieme ad altri sui colleghi la Brigada Ramona Parra (BRP), la brigata muralista legata al Partido Comunista Cileno. I murales di Mono sono, quindi, fortemente intrisi di tinte sociali e politiche, i soggetti da lui rappresentati sono i lavoratori comuni, scene di vita quotidiana, ma anche soggetti di tipo floreale e decorativo, dalle tinte accese e brillanti: figure delineate da contorni precisi, tracciate con spesse linee nere. Ogni elemento utilizzato dall’artista è impregnato di un forte senso simbolico, infatti la sua opera è una sintesi dei simboli usati per rappresentare i movimenti sociali e il suo lavoro è certamente debitore dell’estetica dei più importanti artisti muralisti messicani, come ad esempio Diego Rivera;
in modo simile Mono disegna i volti caratterizzati da forti lineamenti etnici. Mono ha sempre dichiarato che la sua missione è sempre stata ed è tutt’ora, quella di rielaborare la cultura nazionale, toccando le corde dell’emotività del popolo, affinché l’arte diventi strumento capace di muovere e dar forza ai movimenti di giustizia sociale e di protesta.

Nel corso della sua vita e del suo impegno, ha cercato di sensibilizzare la popolazione ai linguaggi dell’arte, tutto questo ha fatto di lui un riferimento essenziale nell’ambito
dei muralisti più impegnati. La mostra “Arte Urbana” vuole essere un omaggio a questa importante figura e vuole, attraverso una selezione di xilografie e far conoscere al pubblico il mondo artistico, politico e sociale di Mono Gonzalez. Giugno 2017
Villa Vertua Masolo, Nova Milanese



Memorie Indelebili. Arte e Parole in movimento

A cura di:Ana Maria Pedroso Guerrero,  Elisabetta Rastelli

Memorie Indelebili: Arte e Parole in movimento è un progetto ambizioso sviluppato in sei tappe diverse, mettendo in relazione artisti visivi e poeti italiani e stranieri.

Ognuno dei sei capitoli ha analizzato un diverso tema che incuriosiva entrambi i diretti interessati, il poeta Martin Guevara Duarte e l’artista Ascanio Danis, entrambi cubani, hanno scelto di iniziare il libro parlando di “Spiriti Inquieti” e cioè loro stessi nella disperata ricerca del significato dell’utopia nell’arte: l’aspirazione al sogno sottostante ogni opera che voglia farsi messaggio. A proseguire con questa ibridazione tra idea e ideale sono stati il poeta iraniano Meisam Serajizadeh Mohammadabadi e il maestro giapponese Shuhei Matsuyama, riflettendo sul “Significato della parola incontro”: un lungo percorso di ricordi e molteplici esperienze vissute. Proprio a queste rovine interiori hanno guardato anche l’artista peruviano Alejandro Fernandez Centeno e il poeta della Costa d’Avorio Rufin Doh Zeyenouin, nel capitolo “Archeologia dell’anima”: una civiltà di simboli ermetici nascosti dentro ognuno di noi. Poiché la cultura d’origine è parte integrante della nostra storia, l’artista italiano GianMarco Porru e la scrittrice statunitense Betty Gilmore hanno cantato durante un atto performativo il mito di Tiresia: “Who is Tiresia?”, si domandano i due nel loro presente. Di nuovo vicini all’idea di un’opera che si sviluppa lentamente nel tempo e che diviene strumento attraverso cui sondare i propri limiti, la poetessa tedesca Antje Stehn e l’artista italiano PierLuigi Slis hanno lavorato in sei atti diversi (articolatosi in una sola giornata) al capitolo “Il diritto all’Oblio”: l’arrivo alla perfezione che apre a una serie infinita di dubbi. Infine, sempre utilizzando un linguaggio artistico vicino al mondo della performance, l’artista cubano Carlos Martiel insieme alla poetessa Ana Maria Pedroso, ha ragionato sul tema del sacrificio per la patria nell’ultimo capitolo “La sangre derramada”: un racconto popolare sulle gesta del guerriero rivoluzionario Eduardo Garcia Delgado e le sue memorie scritte col sangue.

Marzo/ ottobre 2017

Villa Vertua Masolo, Villa Brivio, Nova Milanese

I CAPITOLI DI MEMORIE INDELEBILI: ARTE E PAROLE IN MOVIMENTO

Primo capitolo: Spiriti Inquieti

Ascanio Danis & Martin Guevara Duarte

Secondo capitolo: Il significato della parola incontro

Shuhei Matsuyama & Meisam Serajizadeh Mohammadabadi

Terzo capitolo: Archeologia dell’anima

Alejandro Fernandez Centeno & Rufin Doh Zeyenouin

Quarto capitolo: Il diritto all’oblio

PierLuigi Slis & Antje Stehn

Quinto capitolo: Tiresia

GianMarco Porru & Betty Gilmore

Sesto capitolo: La sangre derramada 

Carlos Martiel & Ana Maria Pedroso Guerrero


30 + 30 _ Libro d’Artista

A cura di:  Dermis Leon, Alessandro Savelli

Artisti e poeti partecipanti

Poeti: Sebastiano Aglieco, Corrado Bagnoli, Marco Bellini, Luigi Cannillo Claudio Damiani, Roberto Dossi, Gabriela Fantato, Mauro Ferrari, Gianfranco Lauretano, Annalisa Manstretta, Piero Marelli, Massimo Scrignoli, Massimo Morasso, Riccardo Olivieri, Nicola Vacca, Odette Alonso,  Ignacio Granado, Alejandra del Rio, Guillermo Ross, Victoria Guerrero, Domingo de Ramos Roxana Crisólogo, Karen Valladares, Néstor Ulloa, Teresa Sebastián, Elicura Chihuailaf , Amparo Osorio, Manuel Iris,  Cecilia Vicuña, Leo Zelada

Artisti: Franco Marrocco Italo Bressan Pierantonio Verga Silvia Negrini Elizabetta Casella Dolores Previtali Claudio Borghi Armando Fettolini Angelo Cesana Andrea Cereda Daniele Nitti Giorgio Rovelli Valentina Persico Alessandro Savelli Alberto Gianfreda, Angie Bonino,Ciro Beltran,Marisa Caicholo, Alfredo Ramos, Antonio Franco, Gabriela Flores, Alejandro Fernandez, Frances Gallardo, Leonardo González, Dim Sampaio, Pedro Vizcaíno, Rosella Matamoros,Edgar León, Ascanio, Miguel Vega

30+30 è un’idea, un progetto che va ad aggiungersi alle numerose e diversificate iniziative del Bice Bugatti Club, all’interno della rassegna di proposte internazionali del 58° Premio Internazionale Bice Bugatti Giovanni Segantini. Quale iniziativa editoriale, interna all’ambito ormai consolidato del libro d’artista, 30+30 racchiude tra le sue pagine quel semplice ma evocativo rapporto tra arte e poesia. La peculiarità del progetto, risiede nell’aver invitato e posto in dialogo quindici poeti latino-americani con quindici artisti italiani, e viceversa. Ciascuno è stato libero di potersi esprimere sia nella proposta espressiva, che nel criterio di “coppia”, e quindi nella ricerca di eventuali assonanze colloquiali. Se pur uniformati nella resa espositiva, ciascun libro rappresenta un pezzo unico: racconta e racchiude il potenziale evocativo dell’incontro tra forma e parola, anche quando la provenienza geo-grafica potrebbe apparire come un ostacolo. 30+30 dialoga con la storia millenaria del libro miniaturizzato, ed anche con le più recenti sperimentazioni di poesia visiva da parte di grandi artisti della Neoavanguardia che, intorno agli anni Sessanta del XX secolo, hanno sentito l’esigenza di approcciarsi con questo media. Curato dall’artista e direttore della Libera Accademia di Pittura “Vittorio Viviani”, Alessandro Savelli, e la curatrice cubana Dermis Leon, il progetto si nutre della necessità del Premio di valorizzare la tradizione e l’arte italiana, creando al contempo i presupposti per scambi creativi privi di confine.

Giugno 2017

Villa Brivio, Nova Milanese


Vittorio Garatti. Architettura e realtà: la poetica della vita

A cura di Christian Zecchin

Segue il testo in catalogo di Jorge Fernández Torres

Vittorio Garatti: il cambio di unepoca di Jorge Fernández Torres (Direttore del Museo Nazionale di Belle Arti dell’Avana, Cuba)

Sono passati novant’anni dalla nascita di uno dei grandi architetti che ha conosciuto la storia del XX° secolo: Vittorio Garatti, un nomade della cultura, un avventuriero che ha vissuto sposando la rivoluzioni e esponendosi di fronte al mondo. Il suo meraviglioso atti- co in una via del quartiere di Brera a Milano, la vicinanza con lUltima Cena di Leonardo da Vinci, e il raggiungimento della sua maturità intellettuale e professionale, con Borromini, non hanno arrestato la sua ossessione verso Cuba. I suoi sogni appartengono ai destini dell’isola, all’impulso dei successi e dei fallimenti; la possibilità e l’impossibilità di ciò che abbiamo cercato di essere e di ciò che siamo stati.  La vita di Garatti è un viaggio di incontri e ritorni, di fughe e di soste. Il suo viaggio in Venezuela dopo il matrimonio “clandestino” con Wanda, la compagna di tutta la vita, fu il preambolo per arrivare a Cuba. Fu il fotografo italiano Paolo Gasparini che gli presentò Sergio Baroni, Roberto Gottardi e Ricardo Porro che lavorava nello studio dell’Architetto Carlos Raúl Villanueva. Li si forgia la partenza verso la Cuba rivoluzionaria con l’utopia e la paura verso la scoperta del nuovo, senza evitare il passaggio attraverso un periodo di grandi turbolenze.  Arrivò sull’Isola per colmare l’assenza provocata dalla diaspora di molti professionisti che insegnavano Architettura. Il caso ha fatto si che finisse protagonista, insieme a Gottardi e a Porro, del progetto per la realizzazione di una delle opere più grandi di tutti i tempi: Le Scuole d’Arte. Di sua creazione sono la Scuola di Musica e Balletto. In queste architetture c’è molta influenza di stili e tendenze che vengono dalle cose più importanti che si producevano internazionamente, passando per Frank Lloyd Wright o Le Corbusier. Tuttavia, nel suo concetto di “Architettura Organica, la vegetazione vista nelle sue forme naturali, si amplia a Cuba attraverso l’energia che emanano opere come La Giungla o Il Terzo Mondo di Wifredo Lam. Quest’ultimo, per mezzo di una riproduzione magistrale, ricopre il tetto di casa sua.  Vittorio non è mai fermo nella Cuba degli anni ‘60, lavora incessantemente in molteplici progetti, sperimentando distinte dimensioni. Disegna e costruisce l’istituto Andrè Voisin nel 1964-65 con una vista totalmente futurista, e insieme al suo intimo amico Sergio Baroni realizza il Padiglione Cuba per l’Expo internazionale di Montreal nel 1967. I due riceveranno da Che Guevara la menzione al concorso per il Monumento a Playa Girón nel 1963, con il progetto di una piazza scultorea che ebbe la stessa sorte di quei “pround” che immaginarono i costruttivisti.  Sarebbe impossibile pensare ai piani di sviluppo urbano dell’Avana senza riferirsi ai pro- getti di Vittorio. È difficile essere un buon urbanista, disegnatore industriale e un brillante architetto. Ci riescono solo persone con un grande talento e una capacità straordinaria per connettere linguaggi diversi. Vittorio sarà sempre un enigma, anticipò il concetto  di site specific. Mi raccontarono che quando l’architetto inglese Norman Foster visitò le Scuole d’Arte di fronte ai suoi edifici rimase affascinato. Nel vedere il “gusano” della Scuola di Musica sentì che stava di fronte ad un’architettura “hippy” che diventava di culto nella sinuosità delle fioriere che bordano le coperture, nella coltura di quelle piante maledette che tanto adorarono i ragazzi di San Francisco. Vittorio ama la vita, anche se sa che in essa è inchiodata la morte. Il suo muoversi nel tempo è un miscuglio di utopie e trasgressioni, nella vita privata e nella vita sociale e pubblica. È sempre stato un romantico che odia le convenzioni e i dogmi. Il museo Nazionale di Belle Arti dell’Avana si sente onorato di omaggiare questo artista. Settembre 2017, Villa Vertua Masolo, Nova Milanese



Utopia on Now _ Progetti Speciali

A cura di: KABUL magazine

KABUL magazine in collaborazione con il Bice Bugatti Club, ha tenuto e organizzato  due talk dedicati al tema ‘Utopia’, realizzati in occasione della 58.esima edizione del Premio Internazionale Bice Bugatti – Giovanni Segantini. I due incontri di approfondimento sono stati parte di un più ampio progetto di ricerca sull’argomento che prevedeva una serie di articoli incentrati sul tema e la progettazione di un catalogo – Utopia on Now. Nel primo talk, tenutosi il 7 luglio 2017, Dario Giovanni Alì, Simona Squadrito e Carolina Gestri hanno trattato rispettivamente la definizione di ‘Utopia’, attraverso un excursus storico-etimologico, di ‘Distopia’, attraverso l’interpretazione di Scritti Corsari e Lettere Luterane di Pier Paolo Pasolini, e di ‘Renotopia’, attraverso le teorizzazioni del sociologo McKenzie Wark.

L’incontro di settembre, invece, si è concentrato principalmente sul rapporto tra arte e utopia attraverso quattro chiavi di lettura. Valeria Minaldi, ha proposto un focus sul modernismo viennese per mostrare come l’utopia di una visione olistica della conoscenza abbia influenzato la cultura e l’arte occidentale d’inizio secolo e che porti ancora utili spunti al contemporaneo discorso sull’ecocentrismo.
Il secondo intervento, tenuto da Francesca Vason, si è sviluppato come una breve panoramica sulle posizioni utopiche del primo Novecento partendo dalle avanguardie artistiche. Per far questo sono stati riportarti alcuni casi studio più recenti che evidenziano come il fallimento sia presupposto quasi necessario per la sperimentazione.

Il terzo intervento, tenuto da Caterina Molteni, si è dedicato al concetto di Atopia ovvero il ‘non-luogo’. Il tema è stato sviluppato partendo dalle origini del termine nei dialoghi platonici per arrivare alle sue più recenti declinazioni che prevedono il suo utilizzo per affrontare il dibattito su identità e originarietà territoriale risolvendolo nella concezione di ‘non-spazio’ trans e pre-nazionale.

Il quarto e ultimo intervento, tenuto dal professore Maurizio Guerri che gentilmente ha partecipato all’incontro, ha trattato la concezione e l’immaginario che ruota attorno al rapporto distopia/utopia nell’epoca del digitale. Luglio/settembre 2017


Westopia_ Progetti Internazionali

A cura di Parasite 2.0

con: After Belonging Agency, Agenzia Adjustament, Mattia Balsamini e Laura Doardo, Nicola Baratto e Yiannis Mouravas, Sofia Pia Belenky e Hunter Doyle, Bollerìa Industrial, Bruna Canepa, Colleen Tuite, Robert Crabtree, Alessio D’Ellena, Primo ufficio, Hutte, Martti Kalliala, Zves Kostantinos, Giuseppe Licari, MAIO, PICCHI, Plasticità, Vassiliki Maria Plavou, Federico Pompei, Softbaroque, Hala Tawil, Davide Trabucco, TrikkBoi, Nicci Yin, Iacopo Costanzo, Max Perego

Westopia è un progetto legato al tema dell’utopia, dopo che Thomas More ha coniato la parola più di 500 anni fa. Per l’occasione, ricercatori, artisti e architetti italiani e internazionali sono stati invitati a mettere in discussione l’argomento a partire da quello che era, ed è ancora, il ruolo dell’influenza occidentale sull’evoluzione della parola. Possiamo immaginare una decolonizzazione di questa parola e, a sua volta, delle pratiche di progettazione? In particolare, ogni ospite ha realizzato, come risultato della sua riflessione, una bandiera. La bandiera, allo stesso modo dell’utopia, rappresenta un concetto creato in primo luogo dalla cultura occidentale: l’idea di raccogliere la varietà dell’essere umano sotto un simbolo, rappresentando così la sua ideologia e visione della vita, è di per sé un’utopia. Nella storia, l’alternanza di bandiere diverse, quindi di ciò che rappresentavano, ci dice sia delle comunità costrette ad accettare quei simboli attraverso un’imposizione forzata, sia di collettività che affermavano e si riconoscevano attraverso quelle bandiere. Un’installazione, una mostra delle bandiere prodotte dai partecipanti e una serie di saggi cercano di sviluppare una riflessione critica e collettiva sul tema.

Foto di Francesco Stelitano  Antonio Buonsante

Villa Vertua Masolo, Nova Milanese, (MB)