Intervista di Elisabetta Rastelli a Luigi Rossi, Presidente del Bice Bugatti Club

Fonte: www.thatscontemporary.com

Questo Hideout concretamente segna la grande gioia nell’aver dato finalmente un volto a colui (o colei), che nella mia mente era diventata un’entità fantasma. Mi riferisco al disagio provato durante le ricerche sul Bice Bugatti Club, quando realizzai che tutti i membri della famiglia Bugatti erano morti da oltre settant’anni! Luigi Emanuele Rossi, presidente e ideatore dell’associazione Bice Bugatti Club di Nova Milanese, è un uomo d’altri tempi: semplice, discreto ma capace di far trasparire in ogni sua parola l’amore e la passione che contraddistinguono questa sua creazione. Il Bice Bugatti Club si dedica alla promozione e alla valorizzazione dell’operato d’artisti e curatori nell’ambito dell’arte contemporanea. Allo stesso tempo eredita quell’aria di vivace creatività artistica, che ha caratterizzato per anni la campagna brianzola con le sue seicentesche “Ville delle delizie”, luoghi sorti a pochi kilometri dalla città di Milano, che sin dalle origini diventarono splendidi rifugi per filosofi, artisti e intellettuali.

Questo hideout, è un invito a voi lettori di that’s, ad approfittare dell’imminente arrivo della primavera per abbandonare la caotica Milano e scoprire un centro dedito all’arte.

Elisabetta Rastelli: Ciao Luigi, conferire un nome a un progetto è sempre più complicato di quanto non possa sembrare, ancor di più se si tratta d’arte e quest’ultimo deve divenire un’icona riconoscibile da tanti e che racchiuda al suo interno parte degli ideali del progetto stesso. Mi chiedo quindi cosa ti abbia spinto a scegliere come nome della tua associazione quello di Bice Bugatti?

Luigi Rossi: Il nome Bice Bugatti è un omaggio a una straordinaria figura femminile, moglie del pittore divisionista Giovanni Segantini e sorella del grande designer Carlo Bugatti che, a sua volta, è padre del famoso designer automobilistico Ettore Bugatti. Vedi, essendo di Nova Milanese sono sempre rimasto affascinato da questi luoghi e dalla storia di questa importante famiglia dalla genialità creativa fuori dal comune. Il loro avere avuto un forte legame con l’Accademia di Brera ed essere un nome riconosciuto in tutto il mondo, rappresentavano per me due aspetti fondamentali per poter dar vita a uno strumento operativo che, parallelamente, mi permettesse una maggior libertà d’iniziativa nel mondo dell’arte.

E.R: Il Bice Bugatti Club affonda le sue radici a Nova Milanese, legando il suo nome nel 2010 allo storico Premio di Disegno Giovanni Segantini, nato nel 1959 dalla collaborazione tra il fondatore dell’accademia Vittorio Viviani e il sindaco di Nova Carlo Fedeli. La vostra attività si è spesso rivolta ai territori della Brianza, ne è un esempio concreto il progetto da voi organizzato in partnership con l’associazione Heart-Pulsazioni Culturali  “Tracce di Contemporaneo”, che da anni presenta una serie di mostre d’arte contemporanea allestite in varie ville e sedi storiche della campagna brianzola. Ma il Bice Bugatti, si è inoltre distinto come un’associazione dalla natura estremamente cosmopolita, che lo ha visto protagonista insieme al direttore Fernando Garcìa Barros della nascita del Proyecto mARTadero di Cochamamba (Bolivia) nel 2009. Il Progetto in Bolivia porta con sé anche l’istituzione di una Sezione Speciale Territori del Sud del Premio Bugatti-Segantini, attualmente chiamata Sezione Progetti Internazionali, dedicata alla promozione d’artisti provenienti dalla Bolivia, dal Cile e dall’Argentina. Si denota quindi un grande impegno nel creare fitte collaborazioni internazionali, in particolar modo in sud America. Cosa ti ha portato ad affacciarti sin da subito oltre i confini nazionali?

L.R: Il Bice Bugatti Club ha nel suo DNA una matrice internazionale. Sin dalle origini ho scelto d’intraprendere fitte collaborazioni con la Bolivia e gli Stati  Uniti, infatti, oltre ai premi da te già citati, nel 2012 al Projecto mARTadero è stata affiancata una sezione d’artisti messicani e argentini, curata della Galleria ADC and Building Bridges Contemporary Art International Exchange di Los Angeles, fondata dalla direttrice Marisa Caicholo e il direttore artistico del centro Cearte di Esnada (Mexico) Jamie Villa Fuerte. Per quanto mi riguarda, lo sforzo di legare il Bice Bugatti Club a realtà estere è stato di primaria importanza, come la scelta di non avere un’anima commerciale e collaborare solo con associazioni no-profit. Poter essere protagonista della nascita in Bolivia del sito espositivo del mARTadero, è stato per me motivo di grande soddisfazione.  All’interno di questo palazzo vi è una concezione dell’arte molto eterogenea; c’è un teatro in cui ci si dedica alla danza e alla musica, una sala proiezioni e da anni promuoviamo la Biennale di Street Art sud americana, che ha ospitato tra gli altri anche un intervento di Blu di cui noi eravamo partner.

E.R: Sei un appassionato di Street Art?

L.R: Più che un appassionato di Street Art, amo lavorare nelle zone grigie dall’arte. L’aver sponsorizzato questo genere artistico non vuol dire che mi piaccia in assoluto, dipende tutto da che messaggio ha e da come si relaziona con il contesto. Non trovo interessante in astratto il dipinto su muro, ma come quest’ultimo si connette con la realtà sociale in cui è stato inserito. Proprio per questo motivo mi sentii molto vicino alla posizione di Blu per i murales di Berlino “Brothers and Chain”: se tu fai costruire un centro commerciale intorno al mio dipinto, perché vi intravedi una possibilità di lucro, da Cochabamba chiamo i miei amici berlinesi e te lo faccio cancellare con un bel po’ di vernice nera!

E.R: Che tipo di rapporto c’è quindi tra il Bice Bugatti e le forme artistiche che promuove?

L.R: Penso che così come l’arte ha il compito di relazionarsi con il pubblico, allo stesso modo l’artista debba essere cosciente della sua responsabilità sociale. Il Bice Bugatti Club ha sempre affiancato all’attività artistica un’attenta indagine sociale e storica, proprio a questo proposito nel 2014 ideai il progetto Work/Works. Incentrato sulla tematica del lavoro, il progetto permetteva a sei artisti emergenti di confrontarsi su questo argomento estremamente attuale all’interno di una dimensione universale, poiché dall’Italia il progetto si sarebbe poi spostato all’estero. Per quanto mi riguarda, l’arte deve lasciar trasparire un messaggio e portare avanti il suo tradizionale rapporto con la società, la cultura e la religione, non sono quindi interessato alla distinzione tra classico, moderno o contemporaneo. Mentre da un punto di vista puramente estetico ammetto di essere un grande fan della tecnica, amo il colore così come anche il disegno e il tratto.

E.R: In questi anni il Bice si è impegnato anche a intessere forti legami con l’Accademia di belle arti di Brera. All’interno delle mostre da voi organizzate e gestite, spiccano importanti nomi di artisti e curatori provenienti da questo centro storico dell’arte milanese. Oltre ai premi già citati, vi è infatti una sezione dedicata al Premio alla Carriera e un un’ampia sezione per gli under 35, che da anni promuove l’attività di giovani artisti e curatori braidensi.  Qual’è il fil rouge che lega tutte queste iniziative tra di loro? E che tipo di rapporto c’è con l’Accademia di Brera?

L.R: Al di là della sua importanza storica e del suo rapporto con la famiglia Bugatti, l’Accademia per me ha un ruolo strategico. Durante l’intervista abbiamo citato diversi premi di cui io sono il presidente onorario, ma ho sempre cercato di creare dei comitati scientifici che permettessero ai premi stessi del Bice Bugatti Club di fare un salto di qualità. Penso che per gli artisti gareggiare per un premio sia un ottimo strumento di confronto e crescita, ma per raggiungere questi obiettivi, è giusto che essi siano giudicati da una commissione di professionisti in grado di riconoscere la qualità dei lavori presentati. La natura dei premi è in continua evoluzione così come lo è l’arte stessa, l’unico aspetto di cui sono un po’ dispiaciuto è che spesso trovo emergano meglio i curatori piuttosto che gli artisti. A questo proposito, un’eccezione di cui vorrei parlare è stata la mostra Last Young nel 2013 (under 35), curata da Rossella Farinotti, Arianna Baldoni e Lorenzo Respi in cui devo dire che vi fu un’ottima selezione degli artisti. Infine, tornando al Premio Internazionale Bice Bugatti-Segantini, un altro aspetto è che questo suo duplice sguardo sull’opera dato dalla presenza di curatori internazionali come Fernando Garcìa Barros, Marisa Caichiolo e Dermis Leon e italiani come Marco Meneguzzo e Giovanni Iovane e Giovanna Manzotti.

E.R: Per concludere questa intervista, ci sono degli aspetti legati alla tua figura e alle prossime iniziative del Bice Bugatti Club di cui mi vorresti parlare?

L.R: Quest’anno il premio internazionale del Bice tornerà a incentrarsi sul disegno, dopo che per molti anni l’aspetto della tecnica era stato messo da parte. Se una delle possibilità date dal premio è quella di mandare un artista all’estero, trovo sia fondamentale che nel segno di quest’ultimo si riconoscano le sue radici culturali, solo in questo modo il confronto con un’altra realtà può avere davvero un senso. Per quanto riguarda invece la mia figura all’interno del Bice Bugatti Club, mi sono sempre considerato un catalizzatore. Così come i catalizzatori favoriscono lo sviluppo di sostanze che senza emergerebbero molto lentamente, allo stesso modo il mio lavoro è quello di creare costantemente le condizioni per far emergere il lavoro di artisti e curatori.

Mi piace cogliere e favorire lo sviluppo naturale di questo processo, il suo portarti a cose inaspettate, insomma la sua potenzialità nel poter fare un po’ di sano casino!