Presentazione del libro di Gioconda Segantini

Una serata dedicata all’ “arte e all’amore che vincono il tempo”. L’epitaffio sulla tomba nel cimitero di Maloja fa da sottotitolo al nuovissimo libro di Gioconda Segantini, minuziosa e documentatissima biografia sul nonno, Giovanni Segantini. In quella frase è contenuto un aspetto fondamentale della vita del grande pittore, che la nipote non si stanca mai di sottolineare: l’importanza della presenza e del sostegno della sua compagna, Bice Bugatti. «I suoi quadri sono fatti per metà da lui e per metà da lei, perché senza la compagnia e le letture di Bice, Segantini non dipingeva».

La presentazione del libro, appena tradotto dall’edizione in tedesco, è stato uno dei due eventi conclusivi della lunga stagione del 60° Premio Bugatti- Segantini. Gioconda Segantini è tornata a Nova e nella sede della LAP ha sintetizzato le pagine del suo volume, esito della paziente “cucitura” delle memorie di famiglia e della lettura delle migliaia di documenti e scritti sul nonno. Un appassionante racconto intrecciando gli aneddoti sulla vita di Segantini a una carrellata delle sue opere, anche le meno conosciute. Si è potuto così comprendere come le definizioni di “pittore delle Alpi” o “pittore della montagna” siano strette per tracciare un profilo biografico/artistico di Segantini. «La neve non era tra i suoi soggetti preferiti», ma all’epoca fu riconosciuta a Segantini la capacità rara di avere rappresentato l’essenza delle Alpi, scenario poco praticato dagli artisti del suo tempo per la difficoltà di esecuzione. E poi nonostante le umilissime origini e una giovinezza da analfabeta, riuscì anche a entrare in corrispondenza con la filosofia del tempo (grazie alle letture di Bice). «Dipingeva ciò che voleva, non solo ciò che vedeva».

Nella seconda parte della serata è stata Giusy Taglia, insegnante e giornalista per il settimanale «Il Cittadino», sempre attenta nella cronaca locale anche all’arte e alla cultura, a porre domande all’autrice. Nella chiacchierata è emersa la figura di Gottardo Segantini (primogenito di Giovanni e Bice e padre della signora Gioconda). Il Premio Bice Bugatti nacque nel 1959 con i suoi auguri. «Mio papà era sempre considerato “il figlio del grande pittore”, e fu difficile per lui. Per il nonno ha avuto sempre un grande rispetto e affetto. Si è dedicato anche lui alla pittura e ha cercato di non copiarlo».

Pochi giorni prima di essere a Nova, Gioconda Segantini ha presenziato all’inaugurazione di un percorso Segantiniano a Pusiano: «Molto ben fatto» ha commentato, esprimendo riconoscenza per l’affetto che si ritrova in Brianza per i suoi nonni. Si è fatto inoltre cenno al cruciale ruolo che ebbero i due fratelli Grubicy, mercanti d’arte con casa a Desio: «Erano in rapporto con tante gallerie tra cui quella di Theo Van Gogh, che aveva un fratello che faceva strani quadri…»

Alla domanda su quali tra le opere del nonno sia più affezionata, Gioconda Segantini ha confidato che tra quelle che più ama sono le opere simboliste dell’ultima fase, prima della tragica morte nel 1899. Infine il legame con Maloja. «Per me è il posto più bello del mondo. Da quelle parti c’è una grande bellezza. Ma il tempo può essere anche orrendo: nebbia e gelo. C’è uno scritto di Segantini in cui riferiva che fece talmente freddo che pure nella cantina tutto si era congelato».

Come ogni presentazione di libri, la serata si è conclusa con la coda per la firma con dedica dell’autrice ai volumi, ancora freschi di stampa. [D.S.]

Data

Nov 12 2019
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